Natale al Carlo Felice

Due celebri classici come «Rigoletto» e «Lo Schiaccianoci» con le scene di Luzzati accompagneranno i genovesi durante le feste

Di Daniela Masella

«Miei signori… ah perdono, pietate…al vegliardo la figlia ridate…ridonarla a voi nulla ora costa,
Tutto il mondo è tal figlia per me.»

Queste le parole pronunciate da Rigoletto nel secondo atto, dell’opera di Giuseppe Verdi, che al suo debutto, l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia, fu apprezzata e amata dal pubblico quanto invece censurata e ostacolata dalla critica.

L’argomento era estremamente scabroso e descriveva senza mezzi termini le dissolutezze dei nobili del tempo. Narrava la storia di un vecchio deforme, buffone di corte, che sin dall’inizio dell’opera, risulta indigesto, ambiguo, ma a differenza dei suoi amici/nemici, molto superficiali e leccapiedi, con le sue paure e le sue confessioni, fa cogliere l’abisso della propria anima e dei suoi tormenti interiori. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla figlia, una paternità protettiva, che lo riscatta parzialmente ai nostri occhi senza far dimenticare la cattiveria con cui ha schernito Ceprano e Monterone, personaggi della storia. Non è dissimile la sua condizione da quella di Sparafucile, il sicario che nell’indimenticabile seconda scena del primo atto viene a offrirgli i suoi servigi in un buio vicolo di Mantova, dimostrando di esserne consapevole, quando intona il monologo: ”Pari siamo!…io ho la lingua, egli ha il pugnale”. Perfette parole sceniche, che scolpiscono la situazione in una fulminea sintesi.

La trama nota, racconta un intenso dramma passionale, il tradimento, l’amore filiale fino alla cruda vendetta. Gilda, figlia del protagonista, fanciulla romantica e innocente viene rapita, violata e infine uccisa, con estrema premeditazione e indifferenza da quell’ambiente malato e promiscuo, nel quale lo stesso Rigoletto convive.

Rigoletto, opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”),va in scena al Teatro Carlo Felice dal 6 al 29 dicembre 2017. Direttori d’Orchestra, Francesco Ivan Ciampa (6, 9, 10, 12) e Dorian Wilson (22, 23, 27, 29), regia di Rolando Panerai, costumi di Regina Schrecker, luci di Luciano Novelli, nuovo allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice, da un’idea di Rolando Panerai.

Personaggi e interpreti principali: Rigoletto Leo Nucci, Carlos Álvarez, Amartuvshin Enkhbat. Gilda Maria Mudryak, Serena Gamberoni, Leonor Bonilla. Duca di Mantova Antonia Gandía, Celso Albelo, Massimiliano Pisapia. Sparafucile Dario Russo, Mihailo Šljivić. Maddalena Anastasia Boldyreva.

La partitura esprime con estrema verità e liricità, il rancore del diverso, dell’emarginato e il deriso, il dualismo tra padre amorevole e cinico giullare, gli impulsi carnali e attrattivi, di un giovane donnaiolo e il ruolo del carnefice che ne diventa vittima. E un vecchio che piange, sia scenicamente che musicalmente. La ricchezza melodica e drammatica espone e traduce le tensioni sociali, la condizione femminile, in cui lo stesso pubblico del tempo poteva rispecchiarsi. In questo capolavoro verdiano la regia di Rolando Panerai, frutto dell’esperienza di uno dei più grandi baritoni del nostro tempo, interprete memorabile e indimenticato di Rigoletto, contribuisce a darne risalto e spessore fondamentali.

Lo Schiaccianoci dal 16 al 20 dicembre di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Daniele Cipriani Entertainment; coreografia e regia, Amedeo Amodio; scene e costumi, Emanuele Luzzati; ombre, L’Asina sull’isola; direttore d’Orchestra, Alessandro Ferrari; orchestra e Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice; maestro del Coro di Voci Bianche Gino Tanasini.

Il giorno come la notte presenta gli oggetti e le persone della vita in egual aspetto. I sogni al contrario trasformano le stesse, in una metamorfosi creativa e surreale. Riconoscibili tramite pochi dettagli, a volte spaventano e a volte fanno sorridere per la loro diversità e soprattutto nella mente di un bambino. Lo Schiaccianoci è il balletto che esprime al meglio l’innocente mondo notturno infantile:  è il sogno che la piccola Clara, fa la notte di Natale, immaginando tutti gli elementi, dagli invitati alla festa, così come ai doni ricevuti, in un mondo parallelo e fantastico. L’allegria, i desideri e le paure dell’infanzia, danzano su una musica perfetta, equilibrata, quasi mozartiana e colorata di timbri fatati. Čajkovskij in questo progetto è stato elegante, inventivo, leggiadro e ironico. Il Balletto è ambientato a Natale ed è diventato, nel tempo, il balletto di Natale per eccellenza. Al Carlo Felice lo vedrete rinnovato, dalle coreografie di Amedeo Amodio e dalla presenza del teatro d’ombre de “L’Asina sull’Isola”. Le scene sono di Lele Luzzati, di cui l’ente genovese continua a tenere vivo il ricordo e l’operato, artista che proprio nell’adolescenza e nei sogni ha trovato le radici del suo inconfondibile stile.

Norma di Vincenzo Bellini dal 24 al 31 gennaio

Direttore d’Orchestra Andrea Battistoni; regia Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi; scene Federica Parolini e costumi Daniela Cernigliaro. Personaggi e interpreti principali: Norma Mariella Devia, Desirée Rancatore, Adalgisa Annalisa Stroppa, Valentina Boi; Pollione Stefan Pop, Luciano Ganci; Oroveso Riccardo Fassi, Mihailo Šljivić.

Allestimento Fondazione Teatro Massimo di Palermo – Arena Sferisterio di Macerata.

Opera in due atti su libretto di Felice Romani, è tratta dalla tragedia Norma, ou L’Infanticide di Louis-Alexandre Soumet (1786-1845).

Composta nel 1831 in meno di tre mesi, debutta in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre dello stesso anno. Destinata a diventare la più riconosciuta tra le dieci composte da Bellini, inizialmente fu poco apprezzata, sia per l’esecuzione sia per una claque ostile a Bellini che per il soprano Giuditta Pasta protagonista del ruolo. In più la severità drammaturgica e l’assenza del concertato che da tradizione chiudeva il primo dei due atti furono mal digerite dal pubblico milanese. Il soggetto è ambientato nelle Gallie al tempo dell’antica Roma, e presenta chiari legami con il mito di Medea. Fedele al concetto di sobrietà, Bellini adottò per Norma un colore orchestrale piuttosto omogeneo, conferendone il ruolo di accompagnamento vocale.

Il compositore, catanese, con un bagaglio culturale misto, derivante dalla Grecia e dalla Sicilia, trasferisce in Norma parecchie tematiche e atmosfere della tragedia greca. In primis il conflitto della protagonista, divisa tra il ruolo di sacerdotessa dei Druidi a quello di madre, di donna innamorata e abbandonata, ai suoi sentimenti per il proconosole Pollione, nemico acerrimo del suo popolo. Il padre dei suoi figli l’ha lasciata per la giovane novizia Adalgisa. Dunque la delusione accompagnata ad un amore che mette in crisi la sua vita e la sua identità. L’eterno contrasto tra pubblico e privato, tipico tema del teatro greco, da Edipo alla Medea. La musica riflette perfettamente i contenuti del melodramma: recitativi maestosi, solenni cori religiosi, cori guerreschi e un canto angelico che spesso è sospeso tra lo spazio e il tempo, come in “Casta diva”, invocazione quasi leopardiana alla luna. La regia dei siciliani Lugi Di Gangi e Ugo Giacomazzi esalta la modernità della personalità di Norma e la mediterraneità della tragedia: temi antichi e musica ottocentesca intonsi e vivi nel nostro cuore.

INFO BIGLIETTERIA

Galleria Cardinale Siri 6 – 16121 GENOVA

Tel. 010/58.93.29  010 59.16.97

Email: biglietteria@carlofelice.it  gruppi@carlofelice.it

 

ORARI

Dal martedì al venerdì dalle 11.00 alle 18.00

il sabato dalle 11.00 alle 16.00

Nelle giornate di spettacolo serale un’ora prima dell’inizio

Domenica con spettacolo pomeridiano due ore prima dell’inizio sino a 15 minuti dopo

Domenica con spettacolo serale dalle 18.00 sino a 15 minuti dopo l’inizio.

 

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