La prima a teatro di Raoul Bova. “Emozionato come un bambino”

Assieme a Chiara Francini il popolarissimo “Commissario Ultimo” al Genovese in “Due”: il presente di due fidanzati in conflitto con passato e futuro

Di Leo Cotugno

Un appuntamento che non mancherà di fare felici – anzi, sognanti – le tante fan genovesi di Raoul Bova. Il popolarissimo attore romano, alla sua prima assoluta sulle scene teatrali italiane, sarà di scena al Politeama Genovese assieme a Chiara Francini dal 30 marzo al 1 aprile con “Due:”: una divertente commedia sulla vita a due in cui il presente di due fidanzati si scontra con facce e personaggi del loro passato e futuro, proiezioni di ciò che è stato e ciò che sarà.

Bellezza e quiete. Con l’ineffabile, radioso sorriso che lo contraddistingue, Bova affronta la prima insidiosa domanda: come ci si sente ad un debutto sul palcoscenico. «Negherei l’evidenza dei fatti se dicessi di non essere emozionato: lo sono, come un bambino delle elementari al primo giorno di scuola» ammette, «ma dall’altra parte della quinta c’è la quiete necessaria per controbilanciare l’emozione evitando qualsiasi calo di forma». Proviamo ad incalzarlo. Raoul si alza in piedi dalla piccola sedia in vimini e mantenendo fede alla sua intatta fama di bel tenebroso: «Scommetto che volete saperne di più sul perchè della scelta di una commedia sul matrimonio e la convivenza…». Indovinato in pieno, ma non ci fermeremo solo a questo.

Tanti dubbi, poche certezze. Marco e Paola, questi i nomi dei protagonisti di “Due”, sono una coppia in costante conflitto psicologico. Alla vigilia del matrimonio vengono assaliti da un’enorme quantità di dubbi ed insicurezze che si consumano in una cornice irreale: un talamo coniugale da 99 euro.

«Marco, un insegnante di educazione fisica con velleità filosofico-letterarie, è un uomo bonario con una sola certezza fissa: l’amore considerato come una visione prosaica, la cui equazione è la somma dell’amicizia più il sesso» spiega Raoul Bova. «Questa sola e incrollabile convinzione non può essere accettata – ed infatti non lo farà – dalla promessa sposa Paola, donna isterica ad ore alterne. I dialoghi e le battute si intrecciano a musiche e tante situazioni che generano ilarità. Lo sfondo di tutta la commedia rimane quello dello scontare la cronica insicurezza, pur essendo la donna dotata di uno spessore intellettuale molto maggiore che non la bonaria superficialità di Paolo».

Foto di Franco Buttaro

Matrimonio, faccenda diversa. L’ideale amoroso della fidanzata sull’orlo perenne della crisi di nervi cozza così contro la versione prosaica dell’amore secondo Marco, illustrata dalla più trascinante delle battute: “Sai cosa diceva Epicuro? Scopiamo!”. «Sulla scena compaiono i fantasmi del futuro, i figli che faremo, il cane che avremo, i reciproci amanti con cui ci accompagneremo» racconta ancora Bova «e questi piccoli quadri, o meglio il mosaico che questi creano, ci danno l’esatta visione del matrimonio. Una faccenda diversa e ben più complessa che non la convivenza».

In quale senso? L’attore ce lo illustra in presa diretta. «L’indagine sui sentimenti reciproci è sempre stata fonte di malintesi ed incomprensioni che si trasformano in angoscia. Una da sottolineare, il pensiero di come saranno i due coniugi tra un ventennio: stanchi e senza più né lo smalto della gioventù, né gli ardori passionali degli inizi».

Prima assoluta. “Due” resterà in scaletta al Politeama Genovese per tre giorni: tre giorni in cui Raoul Bova sicuramente potrà approfittare per una full immersion nelle bellezze della Superba. Focaccia, pesto, condiggion: tre tentazioni gastronomiche cui anche il “bellissimo” tra gli attori italiani non riesce a sottrarsi in ogni sua puntata sotto la Lanterna.

Torniamo alla realtà teatrale. «Due vede il debutto dietro le quinte da regista anche per Luca Miniero, dopo i successi sul grande schermo di “Benvenuti al Sud”, “Benvenuti al Nord”, “Un boss in teatro” e “Non c’è più religione”. Ha voluto fortemente un particolare pretesto scenografico per la costruzione del dialogo, il montaggio del letto matrimoniale nella dimora coniugale che diviene letto da psicanalista. Una genialata».

La brutale interrogazione esercitata dalla sposa sul futuro della coppia nascerà dal pretesto, accampato dalla donna, di volere sapere esattamente come si svolgeranno i decenni successivi della loro famiglia: ma mettendo a nudo l’illusorietà di voler dominare l’incertezza del destino.

Un po’ Lorenzo il Magnifico, un po’ il Renzo di memoria manzoniana, il Bova che scopriremo a teatro. Di sicuro, sin da ora, nell’incertezza trapela una certezza: ci entusiasmerà ancora.

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