Una «sorella Materassi» d’eccezione: Milena Vukotic

Dal 16 al 18 marzo al Politeama Genovese. «Un dialogo arguto e dissacrante che smaschera con ironia le ombre della vita»

di Leo Cotugno

Due grandi attrici del nostro cinema, dirette da uno dei maggiori maestri contemporanei nell’adattamento teatrale dei romanzi. Dal 16 al 18 marzo il Politeama Genovese, per la regia di Geppy Glejieses, ospita infatti “Le Sorelle Materassi“, trasposizione del capolavoro di Aldo Palazzeschi e che vedrà in scena una delle attrici in assoluto più amate dal pubblico italiano, Milena Vukotic.

Intramontabile. Dall’ormai leggendaria signora Pina, moglie del ragionier Ugo Fantozzi al fianco di Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro e Gigi Reder su grande e piccolo schermo, passando per Alice di Lewis Carroll e Nonna Enrica in “Un medico in famiglia“, assieme a Lino Banfi in tv: a quasi 78 anni – portati divinamente – la Vukotic è davvero intramontabile per carisma. Ha recitato in carriera per registi che hanno fatto la storia del cinema, iniziando da Ettore Scola per proseguire con Luciano Salce e Franco Zeffirelli; e sempre affascinato con le sue interpretazioni. «Ogni volta che passo da un set ad un palcoscenico a uno studio tv non posso non innamorarmi del mio personaggio. Come è stato per ormai 42 anni con Pina Fantozzi e come è avvenuto con Nonna Enrica, che penso tornerà presto in televisione».

Sul palcoscenico de “Le Sorelle Materassi”, Milena Vukotic sarà Carolina, la più mite delle tre sorelle ricamatrici. «Carolina si contrappone per carattere e visione del mondo a Teresa, impulsiva e forte, una donna che come la sorella è rimasta per vocazione zitella» afferma l’attrice «e che non appena la situazione economica precipiterà a picco avrà come unico conforto nella vita  l’amore per il nipote, figlio di una quarta sorella, morta prematuramente». La terza delle Materassi è Griselda, interpretata da Marilù Prati, mentre il ruolo di Teresa è ricoperto da una straordinaria Lucia Poli. «Il libro dramma di Aldo Palazzeschi è un quadro composto di sogni, bruschi risvegli ed inevitabili conflitti: nel mio personaggio ha dominanza la dolcezza, capace di stemperare il piglio trattenuto e severo delle altre due protagoniste».

Una trama di provincia. Da Milena Vukotic ascoltiamo qualcosa di più sullo spettacolo in programma al Genovese. «Teresa e Carolina conducono una vita orientata alla rinuncia e all’ottimizzazione di tutto quel che è in loro possesso, sino a quando la quotidianità di questo “stento voluto” non viene turbata dall’arrivo di Remo, il figlio di un’altra sorella morta ad Ancona. È un giovane bellissimo, ma soprattutto spiritoso e pieno di vitalità, e questo sarà la rovina per l’intera famiglia.

Approfittando infatti delle attenzioni spesso eccessive che le tre donne gli riservano, Remo (che sarà impersonato da Gabriele Anagni) porterà a far spendere ben più di quanto le ricamatrici possano mettere assieme in una giornata di lavoro che chiede il molto e riserva il quasi nulla. E mentre Giselda urla la condizione di miseria all’esterno, consapevole dello sfacelo che di lì a poco regnerà sovrano, Teresa con il suo fare persuasivo trascina Carolina a vendere i terreni ereditati dal padre per fare fronte all’indigenza».

Un dramma recitato con arguzia, smascherando le difficoltà della vita. «Una trama di provincia, tipica delle famiglie rurali dell’immediato dopoguerra, in cui erano sempre il fratello o sorella maggiori a ereditare quello scettro di sostegno economico in mano ai genitori. La trasposizione teatrale è fedelissima nei particolari al libro che Aldo Palazzeschi scrisse nel 1934 e che soli dieci anni più tardi è stato portato sugli schermi cinematografici. Indimenticabili poi le versioni televisive, con Ema ed Irma Gramatica affiancate da Paola Borboni e Clara Calamai. Una definizione di questo dramma? Una trama di provincia dalla storia esilarante e insieme, crudele».

Regia sapiente. Geppy Gleijeses è regista puntiglioso delle “Sorelle Materassi”, la cui tournee ha preso avvio lo scorso 6 febbraio al Teatro Sistina di Roma. «Il suo merito maggiore» spiega Milena Vukotic «è quello di svelare in modo gentile ed esaustivo i temi caratteristici dell’opera di Palazzeschi, la parodia dello stile di vita e della visione del mondo borghese, il fascino per il nonsense ed i giochi di parole, il gusto per la combinazione di drammatico e di comico miscelato in modo perfetto, con grande sapienza».

È stato Gleijeses in persona a volere Milena Vukotic e Lucia Poli fianco a fianco per la trasposizione teatrale che ha già fatto registrare entusiastici consensi nelle venti repliche effettuate, con il tutto esaurito anche al Teatro degli Arcimboldi di Milano. «Io e Lucia avevamo già duettato ne “I tre moschettieri“, negli anni Settanta. Eravamo solo quattro attori, assieme a me e Lucia Poli recitavano suo fratello Paolo e Marco Messeri: una spolmonata, interpretavamo tutti e trenta i personaggi del cast, ma fu un’esperienza divertente».

L’attualità di Palazzeschi. Un dramma crudele, che riserva al pubblico tanti momenti di ilarità: come ilare e solare è il personaggio di Carolina. «A dire il vero questa è una donna introversa, in un ambiente in cui tutti nascondono i sentimenti lei è l’unica persona a manifestare a Remo, unico erede del patrimonio terriero lasciato dal padre, tutto l’affetto e l’amore di cui è capace. Questo sentimento così profondo e incapace di cedimenti svela l’attualità di cui è stato capace Aldo Palazzeschi, l’eterno tema della solitudine e del bisogno di affetto degli anziani. Cambia lo stile ma gli uomini avvertono nei secoli la necessità del calore e del bisogno di amore per fugare quell’ombra lunga chiamata solitudine».

Milena Vukotic torna volentieri per un attimo sul tema della dolcezza, ricordando che Nonna Enrica ritornerà presto in tv: «I bambini mi adorano, un affetto immediato e ricambiato da parte mia. È un personaggio che brilla di luce positiva», spiega. Ed ancora su Palazzeschi: «È ricordato molto più per le sue poesie, facili, brevi e divertenti. che non per i suoi romanzi. Negli anni ’80, ancora con Lucia Poli e suo fratello, avevamo portato in scena “Paradosso”, un lavoro ispirato appunto alle poesie dello scrittore fiorentino in cui, attraverso la recitazione in chiave ironica ed ilare, veniva raccontata la storia dell’Italietta dei tempi dell’austerity».

Un moschettiere vero. «Come si diviene attrice di teatro quasi a tempo pieno? Con professionalità e passione», conclude l’attrice balcanica «sapendo che la strada da percorrere è particolarmente lunga e piena di ostacoli. La strada della recitazione è difficile, ma tutte le strade lo sono, io sono nata moschettiere, la parte più bella del nostro lavoro è sentirsi diversa da quello che sei».

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